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domenica 15 febbraio 2026

LA CALABRIA DELLE LISTE: I 5 MESTIERI PIU' INSOLITI SVOLTI IN CALABRIA (ANCORA OGGI !)

Per la nostra rubrica "La Calabria delle Liste" vi elenchiamo i mestieri più inusuali svolti in Calabria (ancora oggi !).


1) IL CARBONAIO

Il carbonaio è un mestiere che consiste nel trasformare la legna in carbone vegetale, molto diffuso in Italia fino alla metà del secolo scorso, soprattutto nelle località di montagna e di collina dove c'era abbondanza di legna. In Calabria, circa un secolo fa, questo settore impegnava decine di famiglie che tramandavano di padre in figlio le abilità della scelta del legno e della composizione degli "scarazzi" fino alla fase ultima della realizzazione del carbone. A distanza di secoli, ancora oggi, nei boschi delle Serre, nell'entroterra del vibonese, è possibile individuare gli "scarazzi" fumanti, i covoni di legna accatastata e coperti di paglia bagnata e terra, che permettono la completa disidratazione e la piena cottura del legno e che porterà alla carbonizzazione. E' una procedura lunga e paziente che deve essere seguita per circa venti giorni, mentre ne occorrono circa dieci per l'accatastamento geometrico della legna che va ordinata a partire dai pezzi più grossi, posizionati al centro, per poi finire con i rami più sottili. Ed è, appunto, la forma geometrica dello "scarazzo" che maggiormente impressiona il visitatore; una perfetta cupola a base circolare che può superare i sei metri d'altezza e che prima d'essere interrata assomiglia ad abitazioni di certe culture lontane da noi. Il lavoro dei carbonai è, certamente, molto sacrificato, senza sosta e senza cognizione temporale tanto da richiedere una turnazione anche notturna che, per questo, coinvolge l'intera famiglia. Il carbonaio, dopo aver appiccato il fuoco all'interno dello "scarazzu", deve fare attenzione a che questo non si spenga perché altrimenti risulterebbe difficile la riaccensione e deve praticare dei buchi su tutto il covone per permettere la fuoriuscita del fumo. Ed è proprio il colore del fumo ad indicare lo "stato di salute" dello scarazzu ed a richiamare l'attenzione del carbonaio alla necessità di alimentare ulteriormente o diminuire il fuoco all'interno per una ottimale cottura. Così tra fumo e polvere nera, trascorrono trenta lunghi giorni prima che il carbone, ormai pronto, possa raggiungere nei sacchi di iuta le più lontane destinazioni.


2) IL MASTAZZOLARO

E' il maestro-artigiano modellatore dei mostaccioli, vero e propro scultore dei dolci tipici calabresi a base di miele e farina. Decora ancora a mano con la tecnica dell'intaglio e con l’aggiunta di piccoli pezzi di carta stagnola di diverso colore. Centinaia le forme realizzate: animali, soggetti floreali, sino al paniere, alla donna, al cuore e alla “esse barocca”. Mestiere tipico di Soriano Calabro, in provincia di Vibo Valentia.


3) IL LIUTAIO

E' colui che trasforma il legno in suono, plasmando strumenti che non sono solo oggetti, ma estensioni dell'anima di chi li suona. Ogni curva, ogni intarsio, ogni dettaglio è il risultato di una conoscenza antica, tramandata di generazione in generazione. L’arte della liuteria è una tradizione artistica che affonda sue radici tra XII° e XIII° secolo e con maggior vigore dal 1700 è arrivata fino ai giorni nostri. Vanto di Bisignano, comune situato in provincia di Cosenza, è questa abilità raffinata di realizzare strumenti a corda che ha fatto diventare la città conosciuta in tutto il mondo, grazie anche e soprattutto alla famiglia de Bonis. All’antichissima dinastia dei De Bonis di Bisignano si sono rivolti i più grandi musicisti di tutte le epoche, spesso recandosi personalmente alla bottega di Bisignano, tra cui Domenico Modugno, Angelo Branduardi e i fratelli Bennato.


4) L'INTRECCIATORE DI VIMINI

L’arte dell’intrecciatore di vimini sta progressivamente scomparendo. Nonostante ciò nelle zone interne della Calabria e in alcuni centri abitati tale pratica resiste ancora, conservandosi come una tradizione che talvolta assume anche valenze identitarie. Vi sono località con particolare vocazione all'intreccio: Soriano Calabro e San Giorgio Morgeto, per esempio, dove gli artigiani specializzati continuano la loro attività, producendo panari, cannistri, sedie impagliate e souvenir. In particolare a Soriano Calabro questa arte ha assunto i connotati di una filiera e sono presenti alcune unità produttive di maggiori dimensioni. I materiali impiegati, che variavano da località a località, erano tradizionalmente le canne cresciute spontaneamente lungo i canali o i torrenti e i rametti di ulivo o di altre specie note per la loro flessibilità (ad esempio salice o castagno). Vi erano poi manufatti specifici, come le fuscelle di giunco destinate alla conservazione delle ricotte o di altri formaggi. I panari, e più in generale i cesti realizzati a mano, oggi sono diventati oggetti da collezione e autentici souvenir; la loro funzione pratica è ormai in gran parte scomparsa, sostituita da contenitori prodotti con materiali differenti.


5) IL PIPAIO

Nel cuore delle Serre Vibonesi, a 47 km da Vibo Valentia, si trova Brognaturo, un centro montano noto per la produzione naturale della radica, l’Erica arborea, ovvero una radice costituita da un intreccio di fibre legnose. Brognaturo è considerato un’eccellenza nella secolare produzione di pipe d’autore, accessori di rara bellezza rinomate a livello mondiale per la loro lavorazione. Tra gli artefici riconosciuti per la maestria con cui realizzano tali manufatti figura la famiglia Grenci, attiva nel settore da oltre cinquant’anni e artefice della notorietà di questa tradizione. Le pipe vengono ottenute dalla migliore radice di Erica arborea della zona, sottoposta a un periodo di stagionatura di 8/11 anni. La radica, ancora umida, viene inizialmente lavorata con una lama di sega circolare; le mani esperte del maestro tracciano i primi profili e rivelano la parte corticale, che mette in evidenza le venature. In seguito si effettua una rigorosa selezione dei pezzi migliori, destinati a una caldaia di rame per una bollitura prolungata, che supera le ventiquattro ore consecutive. Terminata la bollitura, le pipe vengono lasciate raffreddare e collocate su scaffali per un'ulteriore lenta stagionatura, della durata di oltre cinque anni.


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