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L'ultimo degli interpreti neorealisti: Breve intervista all'attore calabrese Marcello Fonte

L'ultimo degli interpreti neorealisti, iconico malgrado la sua disorientante umiltà, nativo di Melito Porto Salvo, alle porte di Reggio, cresciuto in uno scenario urbanistico dominato dall'incompleto calabro contrapposto ad un paradisiaco tratto di costa, già documentato e filmato da Gianni Amelio nei primi anni '90 in alcune sequenze del suo capolavoro “Il ladro di bambini”. 


Attore, musicista, performer e scultore. Verso la fine degli anni ’90 l’arrivo a Roma e, soprattutto, l’incontro con il teatro, avvenuto quasi per caso, grazie al fratello scenografo che lo coinvolge in uno spettacolo teatrale. È amore a prima vista, che prosegue con tenacia tra palcoscenico, cinema e televisione. Piccole parti, piccoli passi, che però comprendono collaborazioni con grandi nomi come Ettore Scola (Concorrenza sleale), Martin Scorsese (Gangs of New York) e Alice Rohrwacher (Corpo celeste). A primo impatto potrebbe sembrare perfetto per ruoli di gregario, di caratterista, invece, Marcello, è un “vero” protagonista, minuscola parte di quel piccolo mondo di Calabria che tanto meticolosamente è stato descritto da Corrado Alvaro e tanto decantato da Leonida Repaci nelle sue dolci poesie. Palma d'Oro a Cannes come migliore attore protagonista per la sua interpretazione nel film di Matteo Garrone “Dogman. Marcello è orgoglio e simbolo della regione tutta. Lo abbiamo intervistato per i nostri lettori.



I tuoi luoghi del cuore in Calabria, quelli dove torni sempre con piacere.

I miei luoghi del cuore sono disseminati lungo la fascia costiera jonica reggina. Adoro ad esempio la spiaggia di Riace ed è lì che torno sempre con immenso piacere.


In cosa ti senti calabrese ? Qual è l'aspetto del tuo carattere che senti fortemente connesso alla tua regione d'origine ?

Forse la presunzione.



Qual è il posto della Calabria che non hai mai visitato che maggiormente ti affascina ?

Mi piacerebbe visitare tutta la costa tirrenica cosentina. Sono particolarmente affascinato da Scalea.


Pensi o parli mai in dialetto calabrese ?

Oddio si, penso in calabrese e parlo spessissimo in dialetto reggino anche fuori dal contesto familiare.


Un tuo ricordo d'infanzia legato alla cucina tradizionale calabrese.

In assoluto le uova fritte con i pomodori che preparava sempre mio padre.


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